CAPPELLA BOREA D'OLMO






 Nella seconda metà del Seicento, la committenza sanremese, nonostante l’inf1uenza genovese, si mostrò reticente a subire un salto di qualità in merito ad originalità del liguaggio formale. L’arredo pittorico e scultoreo, della nuova chiesa di Santo Stefano, subiva infatti 1’imposizione da parte del Consiglio comunale di San Remo, poiché nel 1672, ordinava che la pala dell’altare maggiore della chiesa, fosse la copia della Lapidazione di Santo Stefano, un dipinto genovese di Giulio Romano del 1523. Quando Gio Batta Borea divenne giuspatrono della Cappella di sant’Ignazio di Loyola, volle una ricca decorazione, terminata nel 1693, ad opera di maestranze liguri-lombarde, è costituita da un altare, con tarsie marmoree di tradizione cinquecentesca, che nei piedistalli delle nere colonne tortili, raffigurano anche lo stemma della famiglia Borea. Le pareti della cappella, così come le lesene e le paraste " a libro", nonché balaustre, poste ad ingresso, sono rivestite in marmi, a motivi geometrici e vegetali, incredibilmente vari e disposti in maniera simmetrica, creando uno spazio pittorico-architettonico di forte impatto visivo. Le due porte laterali, presentano delle comici con sopraporte aggettanti, sovrastate da due nicchie, che ospitano le statue di san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista. La statua del Battista, vuole alludere al nome di battesimo del committente, il quale nel 1695, commissiono al Merano, di dipingere anche la decorazione della volta della galleria del piano mobile, la cappella e la tela del Compianto sul corpo del Cristo, nel Palazzo Borea. La pavimentazione della navata, di fronte alla Cappella, mimetizza l’ingresso, individuabile da una lapide, di un antro sotterraneo, che ospitava le tombe della famiglia Borea, la quale fu insignita del titolo nobiliare, il 1 maggio 1420, da papa Martino V.





Tela con Sant'Ignazio
La tela rappresenta sant’Ignazio, che riceve Francesco Borgia, duca di Gandia. Il santo, sta leggendo una formula di accettazione, su un libro sorretto da un angelo. Come dettato dalla procedura gesuita, riguardo le investiture, il duca lascia ai suoi piedi in segno di rinuncia sia la corona, sia la spada, e il cappello cardinalizio, mentre sant’ignazio, sta per "imporgli la berretta", ed un inserviente il mantello. Opera di Andrea Pozzo (1642-1709), 0 come chiamato dal Ferrari, "Padre Andrea Pozzi", eseguita dal pittore gesuita, tra il 1669 e il 1671, e perciò definita secondo la critica, in base anche all’influsso di Rubens, un’opera giovanile di un soggiorno genovese, realizzata prima del grande ciclo decorativo della chiesa della Missione di Mondovi.







 Volta della Cappella Borea

 La volta della Cappella e decorata ad affresco dalla ricca scena, che mostra due esedre contrapposte, con comici e altorilievi, festoni di frutta appesi, e vasi di fiori. Angeli musicanti e oranti, siedono sulle balaustre, e al centro lo splendido sfondato, racconta la gloria di sant’lgnazio, con un angelo, che regge il cuore in fiamme, attribuito a Giovan Battista Merano (Genova 1632—Piacenza 1698). Artista diffusamente apprezzato dai suoi contemporanei, quanto trascurato dalla critica, fu molto attivo a Genova, a Parma dove colse l’esperienza dei maestri del Cinquecento, e a Piacenza. Si registra la sua permanenza a San Remo nella maturità della vecchiaia, intorno al 1695, con le scenografiche decorazioni ad affresco di palazzo Borea d’Olmo, della volta del presbiterio dell’oratorio della confraternita della Concezione, e non ultime, quelle appunto della cappella dei Borea, nella chiesa gesuita di Santo Stefano e del Sacro Cuore. Uscivano da lui parole di fuoco, con le quali accendeva lo spirito dei suoi figli, nel dare loro l’ultimo abbraccio, inviandoli alle Missioni: "ite- diceva- omnia incendite et inflammate". (Bartoli 170) Tutto si liquaceva in lacrime, e ardeva tanto, che tutto il volto gli sembrava di fiamme. Per lo veemente palpitar del cuore, gli si dibatteva tutta la vita e pareva che gli si spaccasse il petto e volesse crepargli le vene. Lc 12, 49: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso. 

Angeli Musicanti lato destro 

Gli angeli musicanti ritratti in qucsta porzione di volta, hanno capelli ricciuti, chiari, corpi maturi, coperti da vesti di drappo, e paiono seguire anch’essi le note con i movimenti. Chi suona la viola, ha assunto una posizione armonica con lo strumento, poiché disegna un arco perfetta mente contrapposto agli strumenti.

Angeli Musicanti lato sinistro 

Angeli sulle Balaustre, con, come nella Cappella dei Palmari, il richiamo allo spettatore, tramite lo sguardo. Colori pastello per le vesti, e sullo sfondo, la ricchezza di una esedra scolpita, con ovuli e dardi, una parasta e poi festoni, nastri fioriti.






 Descrizione del Timpano

 Lo sfondo, impreziosito da tarsie floreali bianche e rosse, su fondo nero, mette in risalto il bianco del caitiglio, scolpito con la scritta AD MAIOREM DEI GLORIAM, e quello dell’aggettante serie di comici spezzate, con fasce lisce, dentellate e di foglie d’acanto, che si alternano e culminano con l’acroterio, composto da due angeli ai lati, ed al centro da altri putti, che reggono il cartiglio coronato con l’ IHS, la croce ed i tre chiodi. L’amore per nostro Signore, gli rendeva soavissimo anche il nome di Gesu, cosi santo e caro, che al solo pronunciarlo piangeva di commozione e tutto si accendeva di amore. Questo nome volle quale insegna dell’Ordine e per il primo fece porre, sotto le lettere IHS (Iesus Hominum Salvator (Gesu Salvatore degli uomini)-oppure: Iesum Habemus Socium (Abbiamo Gesù come Compagno) i tre chiodi, perché i figli della Compagnia di Gesù cercassero di ricavare da questo nome non soltanto il dolce miele della consolazione, ma anche la paitecipazione ai dolori e alla passione di Cristo. Il nome di Gesu doveva anche essere collocato sulle case della Compagnia, come segno di riconoscimento. Questo e non altro nome doveva portare tutta la sua fondazione. Il nome di Compagnia di Gesù, infatti, non doveva essere un puro distintivo esteriore, ma l’espressione di una imitazione, la piu fedele possibile, della vita di Gesù.









 Descrizione stemma famiglia Borea

Scolpito in altorilievo, per due volte nelle tarsie marmore dei basamenti delle colonne tortili dell’a1tare, un motivo vegetale e di cinque foglie, serve quasi da cuscino per un elmo che poggia sul cartiglio, con al centro un volto di profilo, che soffia aria dalle guance rigonfie, su uno sfondo scuro e forse stellato. Forse il volto che soffia, vuole rappresentare il vento freddo del nord, chiamato "Bora" dal quale forse deriva il nome "Borea".



 Statua San Giovanni Battista

ll fondo della nicchia e nero come l’altra, in modo da mettere in risalto il candore delle statue. Il Battista ha la barba, un agnello ai suoi piedi, ma manca il bastone; assume una postura dinamica, con il busto leggermente storto, e il panneggio raccolto, che conferisce volume alla figura. "venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce perché tutti credessero per mezzo di lui. Quando i Giudei gli inviarono sacerdoti e lo interrogarono, rispose: " io non sono il Cristo. Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore. Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo ". Poi Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: ‘Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo ’. Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico (Giovanni 1, 6-7. 19-20. 29; Matteo 3,4).





San Giovanni Evangelista

San Giovanni Evangelista Sbarbato, e con il libro del suo Vangelo poggiato tra la mano sinistra e l’anca, ha il volto girato, e il braccio destro alzato, come se fosse nell’atto di dare spiegazioni. Figlio di Zebedeo e di Salome, una delle donne che si posero al servizio di GeSù e degli apostoli. Fratello di Giacomo il maggiore, discepolo di Giovanni Battista, é fra i primi a passare alla sequela di Gesù. E il discepolo prediletto, che nell’ultima cena poso il capo sul petto di Gesù. Testimone della trasfigurazione e dell’agonia del Signore, e presente ai piedi della croce, dove Gesù gli affida la Madre. Insieme a Pietro, vide il sepolcro vuoto, e credette nella risurrezione di GeSù. Evangelista teologo, penetra profondamente il mistero del Verbo fatto uomo, pieno di grazia e di verità. Oltre al Vangelo, ha scritto tre Lettere. Esiliato nell’isola di Patmos, fu rapito in estasi nel giorno del Signore ed ebbe le visioni che descrisse nell’Apocalisse, ultimo libro del Nuovo testamento.