IL CASTRUM SANCTI ROMULI

Il terreno occupato dal ”Castrum" era detto "Isolabona" per la sua fertilità ed era situato sul colle detto "la Costa", occupando lo spazio che attualmente resta compreso fra la Chiesa della Madonna della Costa (che era appena fuori delle mura in alto) e la via Palazzo in basso . All'inizio la cerchia delle mura era più ristretta, poi fu allargata fino alle Porte San Giuseppe (dal lato di ponente). è la parte antica di Sanremo che oggi è chiamata la Città Vecchia, "la Pigna". Nel 972 Guglielmo di Provenza riesce a vincere e a scacciare definitivamente i Saraceni da Frassineto (presso Marsiglia), dove avevano i loro nascondigli. Il Vescovo di Genova, Teodolfo, volendo allora riorganizzare la vita, ripartì la metà delle terre matuziane fra 28 famiglie sopravvissute alle ripetute stragi. Prima aveva pensato di imporre un contributo a favore di Genova, ma si accorse che tanta era la rovina e la povertà che, siccome "c’era da fare più bile che denari... lasciò i fastidi della minuta proprietà ai suoi parrochi e canonici, a' quali fece donazione di tre quarti dei suoi beni" . Si stipulò la Carta detta "Teodolfiana", nella quale si costituì il primo nucleo autonomo nel Castrum e dalla quale si conta la data della fondazione della Città. Ciò avvenne nel 979, data della ”Carta":

Risale infatti al 979 un documento in cui alcune famiglie chiedono al vescovo Teodolfo un appezzamento di terreno a basso costo di affitto, che prese il nome di castrum Sancti Romuli, dedicato al vescovo che "ormai considerato santo e venerato dalla popolazione che nella sua tomba prega ed invoca la protezione divina contro i nemici, che continuavano a saccheggiare e ad uccidere". (da Wikipedia)

una nuova vita inizia dopo le devastazioni saracene; non è ancora la vera libertà, ma lo spirito tenace e laborioso dei Sanromolesi fa progredire la propria terra. Di questo periodo non vi sono notizie storiche precise, ma si sa che nel governo della città, ai vescovi di Genova, soprastavano i Conti di Ventimiglia; questi poi perdettero il loro potere nel 1140 e i Vescovi di Genova acquistarono poco per volta i loro diritti di signoria sulla popolazione e sul Castello. Dal 1133 la sede Vescovile di Genova era stata elevata a metropoli arcivescovile, perciò sul Castello di San Romolo, dopo i Vescovi, governarono gli Arcivescovi, i quali naturalmente tutelavano gli interessi di Genova a sfavore del popolo, che doveva immancabilmente versare contributi e tasse, anche esagerate. Già il Vescovo aveva nel Castrum una vigna, degli orti ed un Palazzo di sua proprietà, che nel 1259 l’Arcivescovo fece ricostruire fuori delle mura, presso la Chiesa di Santo Stefano. Dai documenti storici si sa che nel 1297 i Vescovi vendono i loro diritti sul Castrum Sancti Romuli a due famiglie genovesi: i Doria e i De Mari. Questi si comportano da feudatari dominatori, esosi ed esigenti, con forza di armi, soprattutto per costringere gli abitanti del "Castrum" a combattere contro i Guelfi, che ad un certo momento avevano addirittura invaso il territorio, finché, stancatisi della tenace resistenza dei Sanromolesi, vendono a loro volta il diritto sulla città alla Repubblica di Genova. Finalmente, nel 1361, la città riscatta la sua libertà da Genova e la tradizione ricorda che per molti anni, al 1° di maggio, gli abitanti di Sanremo trascinavano per le strade, fino alla Chiesa della Madonna della Costa, pesanti catene spezzate, che simboleggiavano la libertà riconquistata.

Riassumendo la presentazione del primitivo ambiente storico-religioso è bene ricordare che i Liguri Matuti, evangelizzati, seguono l’insegnamento del Vescovo Romolo, loro ”Padre" e "Protettore", e dedicano a lui il nuovo centro abitato. Dai documenti Teodolfiani apprendiamo la costituzione della nuova città di San Romolo, il "Castrum Sancti Romuli", e con questo finisce il periodo matuziano. Nella lingua del popolo, il nome San Romolo subisce qualche variante fonetica e quindi grafica, diventando Sanremo . Si crede che la città, chiamata dapprima "Villa Matutiana", dopo essere stata munita di fortificazioni, abbia mutato il suo nome in quello di "Oppidum Matutianum"; ma distrutto questo dai Saraceni molto probabilmente nel secolo IX, sia stato costruito sul colle detto della Costa, il "Castrum Sancti Romuli", la cui denominazione, omesso il castrum sulla bocca del popolo, con regolari processi fonetici, sia venuto alterandosi tanto da dar luogo al nome Sanremo. S. Romolo è rimasto per designare l’eremo. Per cui si crede che il nome Sanremo, non avendo alcuna relazione col Remo della leggenda romana, debba essere scritto tutto unito e con la " r "  minuscola.

Testo tratto dal libro

"Il santuario della Madonna della Costa nella storia e nella vita dei Sanremesi"

di Suor Elena Borea